Il prossimo Lunedì, alle ore 15.00, presso l’Aula Imbucci dell’Università di Salerno, si è svolto un incontro con la scrittrice italo-canadese Lisa Carducci, organizzato da OGEPO con il Dottorato di Italianistica, Studi Storici e Linguistici del DIPSUM e la SIS (Società Italiana delle Storiche), nell’ambito del ciclo di seminari “Immaginario e Studi di genere” dell’anno accademico 2017/2018.

Lisa Carducci è una scrittrice, poetessa e pittrice, nata a Montreal da madre canadese e padre molisano, di Ripabottoni. È autrice di numerosi volumi, la maggior parte dei quali pubblicati in Cina, dove vive dal 1991. In Cina Lisa Carducci è arrivata come insegnante, ma successivamente ha lavorato per sei anni alla televisione di Stato come esperta in lingua francese, per approdare alla rivista “Beijing information”. Durante l’incontro, coordinato dalla prof.ssa Maria Rosaria Pelizzari, sono intervenuti il prof. Sebastiano Martelli, la dott.ssa Giuseppina Botta e la dott.ssa Rosina Martucci, dottoranda in italianistica.

Dopo i saluti della Prof.ssa Pelizzari, che ha inquadrato l’autrice dal punto di vista biografico, soffermandosi sul trasferimento in Cina e sulla sua integrazione nel Paese, il Prof. Martelli elogia l’OGEPO, struttura dell’Ateneo salernitano che, coerentemente con gli obiettivi delle facoltà presenti nel DIPSUM, tra cui quella di Lingue e Letterature Straniere, si è spinto oltre i confini dell’Europa con le sue attività. A Rosina Martucci il compito di presentare l’autrice e la sua opera, che comprende circa 70 volumi tra saggi, poesie e romanzi, che le sono valsi il Premio dell’Amicizia in Cina, importante riconoscimento per il contributo offerto dalla scrittrice all’amicizia tra i popoli. La descrizione del percorso biografico e professionale di Lisa Carducci è intervallato dalla proiezione di immagini e dalla lettura di intense poesie da parte della stessa autrice, che mostrano il forte legame con il paesino di Ripabottoni, di cui ella ha ottenuto la cittadinanza onoraria nel 2004. La frantumazione del verso poetico e la sua ricomposizione rappresentano una personale ricostruzione della memoria, non solo un aspetto estetico. L’intervento dell’autrice è ricco e denso e proietta gli ascoltatori, attraverso il suo personale sguardo, nella lontana Cina. I suoi libri sulla Cina sono tutti basati sulle proprie personali esperienze, compiute viaggiando a lungo per il Paese. Sin dal suo arrivo, quando conosceva solo tre parole: “grazie, buongiorno e quanto costa”, ha vissuto tra la gente, ha osservato da vicino la società e si è immersa nella cultura, imponendosi di non ragionare con le sue categorie. Il racconto di alcuni aneddoti mettono in luce le profonde differenze culturali e sociali tra l’Occidente e l’Oriente, rivelando come l’etnocentrismo e la presunzione spesso portano a giudizi di valore superficiali, frutto di una visione del mondo unilaterale. Di grande impatto il racconto della condizione delle donne e dei bambini di etnie minoritarie, di cui Lisa Carducci si occupa, in particolare all’interno delle comunità tibetane. Anche a causa del clima rigido tutto l’anno, i bambini di queste comunità non frequentano con continuità la scuola; i padri si spostano nelle grandi città per lavorare nelle fabbriche e le donne restano a casa con i figli, che possono essere fino ad un massimo di tre. Soffrono condizioni di povertà estrema e spesso i bambini sono costretti ad abbandonare la scuola per aiutare i genitori.

Come le donne italiane, anche quelle cinesi vivono spesso discriminazioni sul lavoro a causa della maternità: il congedo, infatti, è per legge da uno a tre anni e prevede lo stipendio integrale. Per questo motivo, le donne che non hanno ancora figli sono spesso vittime di disparità di trattamento.

L’intervento della dott.ssa Giuseppina Botta si sofferma sulla rilevanza del paesaggio per l’autrice, a cui sono dedicate tante delle sue poesie, e sulla nostalgia che traspare nella sua arte.

Il dibattito finale si sviluppa in particolare rispetto alla forma di governo cinese, che per alcuni ascoltatori è colpevole di lasciare una parte di popolazione nella povertà, mentre una parte del paese è molto ricca e benestante; inoltre, emerge la negazione della libertà di espressione, di cui il simbolo principale è l’impossibilità di utilizzare alcuni social network globali e di accedere a una libera informazione. Secondo l’autrice, tuttavia, in Cina c’è una totale libertà ed esistono canali d’informazione molto validi e social network locali. A conclusione del dibattito, si evidenzia che le criticità osservate dall’esterno vengono diversamente avvertite dopo un soggiorno di circa venti anni passati a contatto con la cultura e il modus vivendi dei cinesi, anni che  portano all’accettazione di aspetti che, invece, appaiono, con uno sguardo etnocentrico basato sulla cultura occidentale, del tutto discutibili.